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Come sanno quei soci che hanno la disgrazia di ascoltarmi quando racconto i fatti miei, pochi mesi fa ho cambiato casa. In occasione del trasloco sono saltate fuori una serie di vecchie carte dei tempi in cui frequentavo il liceo. Alcune parlavano anche di scacchi, e una di queste mi ha riempito di nostalgia a tal punto che ho pensato bene di farla conoscere in giro, essendo forse l’unico fra i presenti ad essere ancora iscritto al Circolo. Nel periodo compreso fra l’autunno del 1984 e la primavera dell’anno successivo il maestro internazionale Alvise Zichichi tenne un corso di livello medio (diciamo adatto alla fascia Elo 1500-1800, anche se all’epoca questi numeri erano molto astrusi e si ragionava solo in termini di categorie nazionali e sociali…). Era anche un modo per promuovere l’AMIS – Associazione Maestri Italiani di Scacchi – che compariva come organizzatrice del corso: Zichichi ne era il presidente e, senza offesa per nessuno, uno dei pochi maestri italiani che si dava veramente da fare per la sopravvivenza dell’Associazione e delle sue iniziative. Il corso era svolto in modo decisamente serio e professionale: durò circa sei mesi e si articolò in quasi una trentina di lezioni, una a settimana. Prima dell’inizio, gli allievi (una ventina di ogni età, fra cui parecchi semplici appassionati ma anche un gruppetto di ragazzetti ambiziosi, come il sottoscritto e il suo coetaneo Marcello Malloni) dovettero compilare una scheda con le loro precedenti esperienze scacchistiche (primo approccio al gioco, letture e studi, eventuali risultati agonistici, preferenze, ecc.), di cui Zichichi tenne sicuramente conto nel preparare il livello delle lezioni. Il corso vero e proprio, anche se di tipo abbastanza tradizionale, coprì quasi tutti i principali elementi strategici e tattici che si insegnano ai giocatori di media forza e, come nota di colore, ogni tanto c’era spazio per un’analisi di gruppo delle partite degli allievi (e, in un caso, anche dell’insegnante, per festeggiare la sua vittoria al Campionato italiano 1985!). Il ciclo si rivelò molto utile per tutti coloro che si impegnarono seriamente nel seguire le lezioni e nel risolvere gli esercizi infrasettimanali: io per esempio conquistai la prima nazionale subito dopo la fine del corso. Oggi, nell’era del computer e di Internet, apprendere in modo interattivo è molto più facile, ma all’epoca erano rare le occasioni per confrontarsi direttamente con uno dei migliori giocatori italiani. A metà circa del corso, per la precisione il 31 gennaio ’85, il Maestro decise di mettere alla prova il livello di gioco dei suoi allievi sfidandoli in una simultanea con l’orologio. Se ben ricordo, il tempo di riflessione era di un’ora e mezza per giocatore a partita, e quando il simultaneista deve dividere il suo tempo fra 10 scacchiere circa il suo compito diventa piuttosto difficile, anche se i suoi avversari sono di livello nettamente inferiore. Eppure Zichichi riuscì a vincere tutte le partite tranne una: il che da un lato la dice lunga sulla sua forza di gioco e anche sulla sua resistenza fisica (nonostante già allora il suo stile di vita non fosse proprio quello di un atleta), dall’altro sta sicuramente a indicare che noi allievi, diciamo così, non avevamo ancora finito di metabolizzare gli insegnamenti ricevuti! ? La lezione successiva alla simultanea fu dedicata all’analisi delle partite giocate. La scoperta che mi ha spinto a scrivere quest’articolo consiste in un foglio sgualcito su cui avevo all’epoca appuntato cinque frammenti di partita.In genere Zichichi, visti i limiti di tempo, si concentrò soprattutto sull’analisi delle aperture, usate come pretesto anche per alcune considerazioni tattiche e strategiche di natura generale (ad esempio, mi consolò benevolmente per una delle mie tante brutte mosse dicendo che “è meglio avere un’idea sbagliata piuttosto che nessuna idea”!). Purtroppo io (già a 15 anni la mia ben nota pigrizia si faceva sentire ?) all’epoca presi nota solo delle mosse effettivamente giocate e di pochissime fra le alternative suggerite dal M.I. Mancano quindi tutti i concetti strategici o le eventuali varianti proposte. Non so se esistesse un secondo foglietto con le altre cinque, ma in questo caso temo sia definitivamente andato perduto; per fortuna non ricordo neppure chi erano i protagonisti, quindi non devo provare l’imbarazzo di scusarmi con loro… Credo sia comunque un episodio che meriti di essere ricordato, quanto meno per il loro valore storico, perché da allora ci sono state al nostro Circolo pochissime iniziative di livello paragonabile (mi vengono in mente giusto un paio di simultanee di Igor Naumkin). Qui di seguito ecco i cinque frammenti, che riemergono da un oblio di oltre vent’anni. Chiedo ai lettori un po’ di tolleranza per il basso livello di gioco: notoriamente chi tiene una simultanea non può esprimersi in tutte le partite al suo effettivo livello di gioco, mentre noi corsisti avevamo “per definizione” tanto, ma veramente tanto, da imparare… Le mosse segnalate in rosso nelle note sono quelle che avevo appuntato sul foglietto, e quindi sono probabilmente riconducibili a Zichichi. Gli altri piccoli interventi di chiarimento sono miei. Ho solo due cose da aggiungere: 1.Per semplificarsi la vita, il Maestro aprì di Donna in tutte le partite. Gli esperti di simultanea si dividono in due scuole: secondo alcuni, è meglio giocare sempre la stessa prima mossa per limitare al massimo il tipo di posizioni da affrontare, risparmiando così tempo e fatica; altri preferiscono spaziare da 1. e4 a 1. d4 a 1. c4 ecc. per aggiungere varietà all’esibizione e non rischiare di confondersi con troppe posizioni simili fra loro. Almeno da questo punto di vista non sono stato un buon allievo di Zichichi: infatti nelle mie rare simultanee ho sempre cercato di giocare il maggior numero possibile di impianti diversi! 2.L’unico a strappare una patta ad Alvise fu il mio amico Vincenzo Guzzo, che purtroppo un anno dopo, quando era ancora soltanto seconda nazionale (ma valeva sicuramente di più), abbandonò gli scacchi giocati, un po’ per non sottrarre tempo alla scuola e ai suoi altri interessi, e un po’ perché obiettivamente frequentare un circolo era abbastanza scomodo per un ragazzo che doveva prendere i mezzi pubblici abitando fuori raccordo anulare (zona Giustiniana, mi pare). Però la stoffa c’era, e infatti nei tornei giovanili dell’epoca Guzzo se la giocava più o meno alla pari con me, Malloni e Marco Corvi, quindi anche per lui il titolo di MF sarebbe sicuramente stato a portata di mano. Solo che Vincenzo ha scelto un’altra strada per esprimere le sue potenzialità: si è trasferito a Londra, dove è diventato uno dei più autorevoli economisti della grande banca Morgan Stanley (chiunque faccia una ricerca su Google lo può verificare), e quando giornaletti tipo Il Sole 24 Ore o il Corriere della Sera vogliono un parere sull’andamento della nostra economia si rivolgono spesso a lui: è sempre un piacere leggere le sue analisi chiare e le sue previsioni, generalmente azzeccate. Non lo vedo da oltre dieci anni, cioè da quando ci siamo entrambi laureati alla LUISS, anche se in facoltà diverse, ma spero che un giorno la sua fama diventi tale da renderlo un volto noto al grande pubblico. La risposta italiana al geniale G.M. americano Kenneth Rogoff, che 25 anni fa abbandonò gli scacchi per diventare professore di economia ed è stato addirittura capo economista al Fondo Monetario Internazionale! E ora basta con le chiacchiere, veniamo al dunque e guardiamoci le partite.
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